loading

Le dieci regole per una bella grafica

photo 1533122250115 6bb28e9a48c3

photo 1533122250115 6bb28e9a48c3


Come spesso mi trovo a dire ai miei clienti è che la grafica, ormai, è dappertutto, ci avvolge, ci riempie gli occhi e ci comunica costantemente qualcosa: dai segnali stradali, alle insegne dei negozi; dai libri, alle icone del nostro smartphone. Esistono, addirittura, dei simboli ritenuti universali, per esempio: chi non riconoscerebbe il tasto Play o il tasto Rec? La grafica si afferma sempre di più come linguaggio di comunicazione internazionale, capace di mettere d’accordo tutti quanti. Esistono delle regole nella creazione delle grafiche che permettono di comunicare in modo inequivocabile un messaggio al proprio target, per questo esistiamo noi grafici: non è tanto saper usare Photoshop o InDesign, quanto saper con esattezza cosa funziona e cosa no, a seconda di quello che è il tuo obiettivo. Ma come deve essere una grafica per essere “bella”? Scopriamolo insieme.

Regola 1: i caratteri (fonts)

Non devono essere mai più di tre, meglio se sono due. Meglio ancora se diversi da quelli usati per la realizzazione del logotype. Usarne di più crea disordine, incomprensione, spiazza l’utente e lo disorienta, distogliendo l’attenzione sulle gerarchie e sugli schemi logici di comunicazione. Lo scopo della grafica, infatti, è quello di raggruppare le informazioni, in modo intelligente, chiaro e comprensibile.

Regola 2:  i colori

Utilizzare sfondi troppo accesi, o non utilizzare dei buoni contrasti tra esso e il testo, rende illeggibile quello che ci troviamo di fronte. Inoltre esistono una svariata gamma di colori, di sfumature, di cromature, che possono essere utilizzate per comunicare una sensazione, un’emozione, spingere una persona a compiere un’azione o a non compierla. Ci sono libri interi che trattano l’argomento e altrettanti libri che catalogano tutti i colori esistenti e stampabili sui vari tipi di supporti, in modo da renderli inequivocabili.

Tabella dei colori Pantone

Regola 3: gli spazi

Riempire troppo una locandina, inserire troppo testo o troppe immagini non è sinonimo di qualità. Anzi, tutto l’opposto. Ogni scritta ha bisogno di “aria” per essere recepita e per dargli la giusta importanza. Lasciare gli spazi giusti è roba complicata, talvolta però passa come una cosa semplice. Quando un cliente viene da me e mi dice: voglio un sito internet semplice, poche righe e pochi colori, in realtà mi sta chiedendo un lavoro molto più complesso, per cui dovrò andare a valutare tutti gli spazi, le arie, le sfumature cromatiche e quant’altro. Inoltre, ricordiamoci che la pubblicità è un processo lento, bisogna dare poche informazioni per volta, in maniera costante.

Regola 4: immagini incorniciate e al vivo

È importantissimo sapere quando un’immagine va inserita “al vivo” (ovvero ricoprendo l’intera area e uscendo fuori dai margini di sicurezza di stampa) e quando incorniciarla. L’uso parsimonioso e ricercato delle immagini può rendere unica qualsiasi elaborazione grafica.

Regola 5: Scegliere font coerenti

Se utilizziamo dei font Serif (ovvero con tutti gli abbellimenti classici) insieme a font Sans-Serif (ovvero lineari, tipo quelli utilizzati su questo blog), corriamo davvero il rischio di creare un birignao di stili che nulla hanno a che vedere con la nostra attività. Inoltre, se facciamo una grafica per uno studio tecnico, meglio non utilizzare caratteri giocosi e stilizzati. Così se siamo un’associazione per bambini non dovremmo usare font esageratamente austeri. Ogni font ha una storia ed un motivo per cui è stato creato, vanno studiati e poi utilizzati coerentemente.

Regola 6: Effetto rilievo e ombreggiature

Nel 99% dei casi rischiamo di fare l’effetto del turista con i pantaloncini e le calze che arrivano alle ginocchia… e le infradito. Una cosa orripilante che farà subito cambiare strada ai potenziali clienti. Ogni tanto qualche ombreggiatura può starci, ma con gusto e con molta parsimonia.

Esempio di grafica da evitare

Regola 7: Semplice è meglio

Ricordiamoci che la migliore comunicazione è quella frontale, diretta, immediata. La ricerca di soluzioni forzatamente “creative” (che poi di creativo non hanno nulla) spesso non è la migliore via da intraprendere. La ricerca dell’essenzialità e della precisione è una via, sicuramente, più intelligente. Non sempre noi grafici riusciamo a fare cose spettacolari, a volte saranno solo dei buoni lavori e non dei capolavori. L’importante è che ciò che è scritto sia leggibile e comprensibile, ordinato e comunicativo. La praticità è la cosa essenziale per ogni grafico e per ogni mestiere: se non può essere bellissimo, che almeno sia bello.

Regola 8: Imparare ad usare griglie e gabbie strutturali

Come dicevamo, il lavoro di un grafico si basa sull’organizzazione e sull’ordine, per cui è fondamentale utilizzare griglie di impaginazione e delle gabbie che guidino chi sta leggendo verso la giusta comprensione. Ma conoscerle, talvolta, è utile anche per poter uscire fuori dagli schemi, creare qualcosa d’effetto e farlo con stile e innovazione. Alcune regole possono essere infrante solo se si conoscono perfettamente.

Regola 9: Imparare dai migliori

Sarebbe a dir poco arrogante pensare di essere i più bravi del pianeta. Esistono milioni di grafici bravissimi, eccellenti comunicatori, esperti di software. Gente che viene pagata fior di migliaia di euro per realizzare un logo, gente che cura il marketing e la pubblicità di aziende multinazionali. Prendere spunto da loro, capirne la filosofia, imparare ciò che fanno e comportarci di conseguenza, è un buon metodo per garantire una grafica bella e funzionale. Attenzione, però: ispirarsi non è copiare!

Regola 10: Affidarsi all’esperienza dei professionisti

Un professionista delle arti grafiche si riconosce subito, dal modo in cui spiega le cose, dal modo in cui vi conduce per mano verso la scoperta di qualcosa che per gli altri possono essere totalmente sconosciute. Dopotutto, se ti affidi ad un grafico professionista, evidentemente è perché non sai farlo da solo o non puoi farlo. Un professionista tiene conto delle tue idee e poi sviluppa le sue cercando di trovare un compromesso, tra il suo gusto ed il tuo. Ma, di sicuro, vuole più di chiunque altro fornirti un lavoro fatto bene, che ti riporti da lui per i tuoi prossimi lavori. E questo lo capisci quando appone la sua firma sull’elaborato: quale artista firmerebbe un proprio quadro se non fosse soddisfatto del proprio operato?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *